Il gatto Europeo, un amico tutto speciale
E’ definito il “gatto per eccellenza” ma c’è chi lo chiama anche il “gatto più gatto”. In effetti, se pensiamo ad un micio ci viene in mente per forza lui: la testolina rotonda, il corpo compatto, gli occhi grandi e leggermente obliqui, la coda che si assottiglia in punta. E’ il gatto di razza Europea, il comune gatto domestico.“Comune” è un termine che però non deve trarre in inganno. Di comune, inteso come dozzinale, questo micio non ha proprio nulla. Si è portati a considerarlo come una “seconda categoria”, qualcosa di molto diverso dalle razze esotiche e aristocratiche come i persiani o i siamesi. Ma in realtà, quella Europea non solo è una razza vera e propria, riconosciuta e accettata nelle esposizioni feline, ma anche una tra le più nobili. Le sue origini infatti si perdono nella notte dei tempi e sembra che questo micio discenda direttamente dagli antichi gatti egiziani, ritenuti un tempo al pari delle divinità.
E’ comunque il gatto il più diffuso in assoluto. Si è calcolato che in Italia la popolazione felina si aggira sui sette milioni e mezzo di individui, e quasi tutti sono Europei. E’ quindi il più amato, il più fotografato, il più richiesto. E anche il protagonista di favole, di racconti, e di cartoni animati. Appartengono a questa razza il gatto con gli stivali della fiaba, il famoso Silvestro, il gatto Tom e il Romeo degli Aristogatti di Walt Disney. Sono Europei i mici che abitano il Colosseo, e quelli che passeggiano indisturbati nelle calli veneziane. E sono i beniamini delle “gattare”, le signore premurose che portano il cibo ai mici senza padrone.
Io scrivo e qui, sul divano accanto a me, di Europei ne ho due. Amneris e Butterfly mi osservano attentamente. Credo sappiano che sto parlando di loro. La razza Europea è il risultato di una selezione durata secoli, e avvenuta nella più totale libertà. Quando accarezziamo il nostro Europeo perciò, facciamolo quasi con riverenza: è un gatto storico. E’ il discendente diretto del gatto selvatico nordafricano, il progenitore di tutti i gatti ora esistenti. Questo piccolo felino viveva nelle zone del delta del Nilo, cacciando con grande abilità i serpenti e i topi che abitavano gli acquitrini. Si pensa furono gli antichi egizi i primi a fare amicizia con lui e ad inserirlo nelle loro vita di tutti i giorni. Gli egizi erano veri maestri nello stringere rapporti con gli animali e capirono subito che il gatto poteva davvero tornare utile. Quando il Nilo straripava e allagava le colture, tutta una serie di animaletti, rane, topi e serpentelli, invadeva i campi. I mici allora si dimostravano impareggiabili nel cacciarli. Erano così importanti che la gente li riteneva di origine divina. La dea Bastet infatti, era raffigurata con il corpo di donna e la testa di gatta. Erano animali venerati e, quando ne moriva uno, i membri della famiglia alla quale apparteneva, si rasavano i capelli e le sopracciglia in segno di lutto. L’animale poi veniva mummificato e sepolto con tutti gli onori.
Nessuno poteva fare del male ad un gatto. La pena era la morte. E non si poteva neppure farli uscire dall’Egitto, perché erano un patrimonio nazionale. Ma i fenici, esperti contrabbandieri, riuscirono ugualmente nell’impresa. Si arricchirono molto con il commercio dei gatti perché in Europa, e soprattutto in Grecia, la gente si era accorta della loro validità nel combattere i topi, compito che prima riservavano alle donnole e alle faine. I fenici, i greci e anche i romani, tutti popoli che viaggiavano per mare, contribuirono quindi a diffondere il gatto un po’ ovunque. Divenne in poco tempo l’animale preferito dai marinai, perché capace di tenere sotto controllo i topi nelle stive delle navi. La repubblica di Genova, per esempio, “assumeva” addirittura dei gatti, con un regolare stipendio e anche Cristoforo Colombo, quando fece il suo viaggio alla volta delle Americhe, aveva una coppia di gatti, un maschio e una femmina, su ognuna delle sue caravelle.
Forte, resistentissimo alle malattie al punto che il detto “avere sette vite” sembra coniato apposta per lui, capace di adattarsi a qualsiasi tipo di clima, il gatto Europeo deve il suo grande successo soprattutto al carattere. Una miscela di affettuosità e indipendenza. Chi ne possiede uno lo sa bene. Si affeziona moltissimo a chi lo accudisce ma riesce nello stesso tempo a mantenere un leggero distacco, come se volesse riservarsi del tempo dal trascorrere in solitudine a meditare.
Roberto Allegri
STORIA
Il gatto Europeo proviene dal Nord Africa ed è arrivato in Europa grazie ai mercanti Fenici. Ha avuto subito un successo straordinario sia per la bellezza che per le doti di abile e robusto cacciatore di topi. Sembra che i mercanti genovesi lo considerassero addirittura un portafortuna, tanto che non mancava mai sulle navi che partivano per mete lontane. Negli anni 60 gli allevatori del Nord Europa ne hanno fissato tipo e standard. Nel 1980 l'Europeo ha ottenuto il riconoscimento ufficiale.COM'E' FATTO
Ossatura forte; robusto e muscoloso.Taglia:medio-grande. Il maschio raggiunge i 6 kg,la femmina può arrivare al massimo a 4,5 kg.
Testa: sembra rotonda,in realtà presenta una faccia più lunga che larga,con guance ben sviluppate,la fronte e il cranio sono arrotondati e il collo è ben proporzionato.
Orecchie: di media grandezza,terminano conpunteleggermente arrotondate. Ben distanziate alla base hanno qualche ciuffo di pelo che spunta dall'interno del padiglione.
Occhi: sono piazzati leggermente in obliquo rispetto alla canna nasale e possono essere verdi,gialli arancio e blu,ma anche impari,negli esemplari con il mantello bianco. Lo sguardo è vispo e intelligente.
Corpo: robusto,forte,con il petto largo e la muscolatura ben sviluppata.
Zampe: solide e forti,di media lunghezza;piedi forti e rotondi.
Coda: forte alla base e con l'estremità leggermente arrotondata.
Mantello: corto,fitto,lucido,elastico e ben aderente al corpo.
Colore:la varietà di mantello sono veramente numerose e lo standard accetta tutte le varietà di colore. La combinazione dei disegni del suo mantello è quindi veramente infinita. Questo è dovuto al continuo incrocio dei caratteri genetici avvenuto attraverso accoppiamenti poco controllati,sopratutto in passato. Fra le colorazioni del mantello quella che forse è considerata la più tipica della razza è il tabby che,fra l'altro,ricorda le lontanissime origini dell'Europeo.
Vita media:12 anni
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